Palazzo Franchetti si affaccia su Via Emilia S. Stefano, al numero 33, con un secondo ingresso su via Raimondo Franchetti.
Note storiche
Elegante dimora nobiliare lungo la Via Emilia, in un contesto urbano raffinato, oggi sede della Scuola Media “A. Manzoni”. L’edificio riflette la sensibilità del tardo Ottocento, con facciata sobria e di grande dignità.
Leggi tutto
Il palazzo fu acquistato nel 1885 dal barone Raimondo Franchetti, membro di una delle più influenti famiglie della borghesia ebraica italiana dell’Ottocento. Dopo la sua morte, l’edificio passò ai nipoti Raimondo e Guido, figli di Alberto Franchetti. Nel 1921, il palazzo fu venduto al Comune di Reggio Emilia, che lottizzò il parco e trasformò l’edificio in una scuola, attualmente sede della Scuola Secondaria di Primo Grado “A. Manzoni”.

Riduci
L’architettura
Il palazzo, sviluppato su quattro piani e composto da cinquantanove vani, è un esempio di architettura tardo-barocca con influenze neoclassiche. Durante la ristrutturazione, furono impiegate circa 200 maestranze, molte delle quali artigiani provenienti da Venezia, che contribuirono alla realizzazione di decorazioni interne di pregio.

L’interno
All’interno, il palazzo conserva elementi decorativi originali, tra cui affreschi, stucchi dorati, boiserie in legno intagliato e pavimenti in marmo. La scalinata monumentale, con una balaustra in ferro battuto, collega i piani principali e rappresenta uno degli elementi architettonici più significativi dell’edificio .
Leggi tutto Guido Tirelli realizzò il Gran Salone di gusto eclettico, con stucchi, modanatura e pitture di gusto art nouveau per mano dell’artista Giuseppe Tirelli. Nel 1925, il nuovo proprietario, Eugenio Terrachini, richiamò Guido Tirelli per completare il progetto che era stato interrotto dallo scoppio del primo conflitto mondiale. Riduci Il barone Raimondo Franchetti Jr. (1889–1935), noto esploratore e collezionista, arricchì il palazzo con numerosi oggetti raccolti durante i suoi viaggi in Africa e Asia. Leggi tutto Tra le collezioni vi erano trofei di caccia, oggetti etnografici, armi, indumenti e strumenti musicali provenienti da regioni come la Malesia, il Vietnam, Giava, Borneo, Celebes e Nuova Guinea. Nel 1911, di ritorno da un viaggio avventuroso, donò al Museo Chierici di Reggio Emilia una parte significativa di questi reperti. Attualmente, molti di questi oggetti sono conservati presso i Musei Civici di Reggio Emilia, in particolare nelle sezioni di etnografia e zoologia. RiduciLe collezioni